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Notizie utili sulla Cremazione

 

SIGNIFICATO E STORIA

Per cremazione s'intende sottoporre un corpo a temperature elevate mutandolo in cenere.

E' questa la definizione di cremazione che da antichissimi tempi rappresenta un rito celebrato da molteplici popolazioni in tutto il mondo. Dall'America precolombiana all'Asia ed India dove ancora oggi rappresenta la celebrazione predominante per salutare i propri cari, concependo il fuoco come elemento di purificazione ed illuminazione del passaggio del defunto all'altro mondo. Dalle popolazioni celtiche, i vichinghi si facevano cremare sulle proprie imbarcazioni, scandinave, slave alle civiltà mediterranee. Per i Greci ed i Romani si trattava di un culto riservato ai più nobili ed illustri, giacchè lo sfarzo derivante dai roghi era solo per pochi, anch' essi concependo la cremazione come atto di purificazione e liberazione dello spirito, tanto che furono proprio i Romani a creare i columbarius, ossia nicchie per il contenimento delle ceneri dove sono state rinvenute ad oggi urne cinerarie cristiane dell'epoca.

CHIESA E CREMAZIONE

Con l'avvento del Cristianesimo le cose cambiano,oltre al senso di umiltà ed uguaglianza che contrasta con l'adozione di sfarzo e opulenza della cerimonia funebre imperversa da parte della Chiesa il concetto religioso che portava a non violentare un corpo destinato a risorgere alla fine del mondo e per la credenza che la cremazione implicasse mancanza di rispetto ad una entità consacrata dai sacramenti e dall’inabilitazione divina. Da ciò, ci si allontana dalla cremazione condannandola e riservandola solo come punizione ai martiri del libero pensiero, agli incriminati di stregoneria, per passare all'inumazione. Anche l'Islamismo impose quest'ultimo rito nei paesi dove affermò il suo predominio. L'anno Mille delineò la scomparsa quasi totale della cremazione dall'area mediterranea fino alla metà dell' 800, che con l'avvento della rivoluzione industriale e l'urbanesimo si ripropose la pratica della cremazione per problemi legati allo spazio. Si dovrà arrivare al 1964 perché la Chiesa cattolica rimuovesse ogni ostilità precostituita alla cremazione, affermando con la «Instructio acta apostolicae sedis» del 24 ottobre di quell’anno il pieno rispetto per chi compie la scelta dell’ incenerazione e la cessazione del divieto delle esequie religiose per coloro che abbiano optato per la cremazione. Si riconosce con tale atto che non vi sono, nei confronti della cremazione, ragioni di fede in contrario ne impedimento alcuno per la resurrezione, perché il nostro corpo fisico è destinato alla dissoluzione e la resurrezione, opera della onnipotenza divina, non concerne tanto il corpo materiale quanto l’identità del nostro essere.

Ovviamente l’atteggiamento della Chiesa ha costituito, oltre che un indirizzo indiscutibile per i credenti, un rallentamento della legislazione nazionale, reticente a recepire nella sua normativa il senso del nuovo, che si era già da tempo affermato in molti Paesi europei e verso il quale, specie dopo il 1964, si venivano aprendo anche molti cattolici: ostacoli, dunque, di natura legislativa e, conseguentemente, burocratica; così, a fronte di lenti timidi passi avanti, stanno alcune richieste di fondo, che ancora giacciono allo stato di proposte di legge nel nostro Parlamento, tendenti, al di là di quanto è stato già fin qui acquisito (gratuità della cremazione, obbligo per i Comuni di reperire presso i cimiteri urbani aree per la dispersione delle ceneri e di costruire negli stessi edifici per la collocazione delle urne cinerarie), ad allargare i diritti dei cremazionisti mediante l’approvazione della norma che sancisce l’obbligo della costruzione dell’impianto di cremazione nei Comuni capoluoghi con la possibilità della costituzione di Consorzi tra più Comuni o tra i Comuni dell’intera provincia; il riconoscimento del diritto, previa la necessaria regolamentazione, di disporre la dispersione delle proprie ceneri in natura e, soprattutto, l’affermazione del principio di una pari dignità, tra le diverse pratiche funerarie.

Nonostante gli ostacoli religiosi (ridotti dopo il 1964 allo stato di semplice pregiudizio), legislativi e burocratici, la cremazione ha avuto e sta avendo uno sviluppo sempre più ampio nel nostro Paese. Dal lontano 1876, per opera dello scienziato Paolo Gorini che inventò il primo forno crematorio a Riolo, frazione di Lodi, con intenzioni legate alla diffusione di epidemie e malattie dilaganti dell'epoca, si sono fatti molti passi avanti nella direzione dell’organizzazione e della diffusione.

STATISTICHE CREMAZIONE

Si pensi che dal il 1984 ad oggi, si è passati da 26 a 45 società organizzate, da 54.000 a più di 100 mila aderenti e da 3.000 a circa 50.000 cremazioni all’anno, pari quasi al 9,5% sul totale della mortalità.

Certo è ancora poco, se si considera che in Giappone la cremazione è diventata obbligatoria superando il 95% , alcuni Paesi europei dove il ricorso al rito crematorio raggiunge elevate percentuali (oltre il 70% in Inghilterra così in Cecoslovacchia, oltre il 50% per Danimarca e Svezia). Ma possiamo ugualmente dire che la mentalità cremazionista si va affermando sempre di più anche da noi.

NORMATIVE E LEGGI

Negli ultimi decenni la spinta a emanare normative a favore sulla cremazione si è fatta sempre più decisa. Importanti, in tal senso, sono state alcune leggi promulgate tra il 1987 e il 1990, che non consentivano ancora, però, la dispersione delle ceneri, che dovevano invece essere conservate all’interno del cinerario comune.

L’inadeguatezza della legge, soprattutto in merito alla dispersione delle ceneri, ha spinto il Parlamento italiano a discutere di un suo aggiornamento nel corso della tredicesima legislatura e nel marzo 2001 è stata promulgata la Legge n.130.La principale novità del testo è data dal venir meno del divieto di dispersione delle ceneri. È caduto conseguentemente l’obbligo di conservazione nei cimiteri, per cui, ora, le ceneri vengono consegnate direttamente ai famigliari. La dispersione potrà essere effettuata in spazi aperti (mare, bosco, montagna, campagna…), in aree private, oppure in spazi riservati all’interno dei cimiteri: non potrà avvenire all’interno dei centri urbani. Sarà anche possibile conservare l’urna in casa, purché vi sia riportato il nome del defunto. La legge dà anche indicazioni alle amministrazioni locali per la costruzione di crematori, e istituisce il divieto di trarre lucro dalla dispersione delle ceneri. Peraltro, la nuova legge attribuisce al Ministro della sanità il compito di provvedere alla modifica del regolamento di polizia mortuaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n.285, allo scopo di disciplinare proprio la dispersione delle ceneri.

La cremazione, oggi regolamentata da precise normative, è una pratica considerata da molti igienica ed ecologica, che permette di ridurre considerevolmente gli spazi e i costi destinati ai defunti, contribuire a creare condizioni di vita migliori per chi rimane, evitando nel contempo lo squallore del disfacimento del proprio corpo.

La legge ha individuato tre modalità per ottenere la cremazione

1.affidare le proprie volontà al congiunto più prossimo che, al momento del decesso, chiede l’autorizzazione per la cremazione al Sindaco del Comune dove è avvenuto il decesso. Se vi sono più congiunti di pari grado (es. figli) questi devono essere tutti d’accordo.

2.lasciare indicazioni precise nelle disposizioni testamentarie;

3.iscriversi a una società per la cremazione che curerà l’esecuzione delle volontà dell’iscritto e la farà valere anche in caso di familiari dissenzienti. Le Società per la Cremazione (SOCREM) provvedono all’espletamento di tutta la parte burocratica e assistono i congiunti.

L'interesse crescente per la cremazione è testimoniato anche dal proliferare di legislazioni regionali cresciute sulla spinta delle istanze cremazioniste per la dispersione e per l'affidamento familiare o personale delle ceneri.

L'avvio è stato dato dalla Regione Lombardia con la legge regionale 18 novembre 2003, n. 22 "Norme in materia di attività e servizi necroscopici, funebri e cimiteriali".

Poi la Regione Piemonte, con la legge regionale 9 dicembre 2003, n. 33 "Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri", abrogata dalla recente legge regionale 31 ottobre 2007, n. 20 "Disposizioni in materia di cremazione, conservazione, affidamento e dispersione delle ceneri".

Di seguito sono intervenute:

la Regione Toscana con la legge regionale 31 maggio 2004, n. 29 "Affidamento, conservazione e dispersione delle ceneri derivanti dalla cremazione dei defunti";

la Regione Umbria con la legge regionale 21 luglio 2004, n. 12 "Norme in materia di cremazione, dispersione delle ceneri e servizi cimiteriali";

la Regione Emilia-Romagna con la legge regionale 29 luglio 2004, n. 19 "Disciplina in materia funeraria e di polizia mortuaria";

la Regione Valle d'Aosta con la legge regionale 23 dicembre 2004, n. 37 "Disposizioni in materia di destinazione delle ceneri da cremazione";

la Regione Marche con la legge regionale 1 febbraio 2005, n. 3 "Norme in materia di attività e di servizi necroscopici, funebri e cimiteriali";

la Regione Lazio con l'articolo 162 "Norme in materia di dispersione e affidamento delle ceneri" della legge regionale 28 aprile 2006, n. 4 "Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2006";

la Regione Campania con la disposizione 9 ottobre 2006, n. 20 "Regolamentazione per la cremazione dei defunti e di loro resti, affidamento, conservazione e dispersione derivanti dalla cremazione";

la Regione Liguria con legge regionale 4 luglio 2007, n. 24 "Disposizioni in materia di cremazione, affidamento e dispersione delle ceneri".

Disegni di legge sono stati presentati anche nelle Regioni Friuli Venezia Giulia, Puglia, Veneto e Sardegna.

TRASPORTO CENERI

Tutti i trasporti funebri di salme, cadaveri, parti anatomiche riconoscibili, resti mortali, ossa e ceneri sono sempre sottoposti al regime autorizzatorio da parte dell’autorità amministrativa del comune da cui muoverà il trasporto stesso.

Per il rilascio della relativa autorizzazione si procede su istanza di parte attraverso la presentazione di una richiesta di autorizzazione al trasporto soggetta, ovviamente ad imposta di bollo .

Per il trasporto internazionale o nazionale delle urne cinerarie il cosiddetto decreto di trasporto dovrà recare le generalità del de cuius, la data di morte, di cremazione (o esumazione, estumulazione), e la destinazione ossia il comune o lo Stato estero di arrivo.

Il trasporto dell'urna (o della cassetta di resti) non è, comunque, mai soggetto ad alcuna delle misure precauzionali igieniche o di profilassi stabilite per il trasporto delle salme e dei cadaveri (veicoli speciali con vani impermeabili e facilmente disinfettabili, contenitori metallici e sigillati in cui racchiudere i corpi…) in quanto le ceneri, a differenza dei cadaveri, sono costituite da sostanza inorganica ed asettica che non rilascia liquami oppure ammorbanti esalazioni. Tale indicazione opera sia con riguardo agli Stati aderenti alla Convenzione di Berlino, sia con riguardo agli altri Stati, fermo restando che, in caso di estradizione, dovrà comunque essere sempre indefettibilmente acquisito il nulla-osta di cui all’art. 29, comma 1, lettera a) D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285.

L'unica ragionevole eccezione potrebbe esser rappresentata dal caso piuttosto remoto di ceneri contenenti nuclidi radioattivi.

Non si fa cenno all'ipotesi dei cadaveri cui siano stati somministrati nuclidi radioattivi per le numerose variazioni che la materia ha subito (da ultimo, D.Lgs. 9/5/2001, n. 257) in relazione alla rarità del fenomeno, ci limitiamo ad losservare come, anche in tale frangente, l’ASL sia tenuta ad impartire le disposizioni da osservare.

L’urna dovrà esser opportunamente identificabile, riportando gli estremi anagrafici del de cuius, e sigillata, così da esser preservata da profanazione o accidentale sversamento, In effetti secondo l’Art. 411 comma 2 del Codice Penale la dispersione non autorizzata dall’Ufficiale di Stato Civile (laddove sia già possibile consentire detta dispersione) costituisce pur sempre un comportamento antigiuridico soggetto a sanzione penale.

Solo se la dispersione avverrà nello stesso cimitero su cui insiste l'impianto di cremazione la sigillatura del coperchio potrebbe risultare superflua.

La chiusura non deve esser a tenuta stagna, come, invece, accade per le bare usate nei lunghi trasporti da comune a comune, poichè essa dovrà solo reggere allo stress meccanico di eventuali scossoni, urti o scuotimenti durante la movimentazione dell'urna, non c'è, infatti, il rischio di percolazioni cadaveriche.

Titolare del trasporto potrà, così, essere non necessariamente un’impresa funebre, ma anche il comune cittadino che si avvale dei normali mezzi di trasporto.

L'urna cineraria è generalmente costituita da due componenti (si veda a tal proposito anche l'Art. 2 comma 1 lettera (3 e comma 2 Decreto Ministeriale 1 luglio 2002).

* la parte interna di metallo (come in Germania) o materia plastica (secondo la consuetudine inglese) che racchiude le ceneri e viene sigillata dal gestore dell'impianto crematorio alla fine del processo di cremazione, ovvero quando i resti siano stati polverizzati. Essa deve riportare necessariamente gli estremi identificativi del de cuius.

* l'involucro rigido esterno, spesso realizzato con materiali pregiati ( cristallo, marmo, argento, ceramica, legno scolpito), in cui è apposta solo una targhetta identificativa.

Il contenitore interno è il cosiddetto sistema di raccolta delle ceneri, previsto in fase di formazione della tariffa ministeriale.

Esso è compreso nel prezzo del servizio.

Non è, invece, contemplato nella tariffa il costo:

* per il trasferimento del feretro verso il crematorio.

* per la spedizione dell'urna.

Secondo la Legge Italiana le ceneri di un cadavere contenute in un’urna costituiscono un’unità inscindibile, non possono, quindi, esser ripartite in più contenitori oppure esser solo parzialmente tumulate o disperse (laddove la dispersione sia lecita).

I trasporti funebri o, meglio, i luoghi (il cimitero, l’ara crematoria, un sepolcro privato posto fuori del recinto cimiteriale, una tumulazione privilegiata) in cui sia possibile trasferire un feretro, un’urna, una cassetta ossario presentano la caratteristica della tipicità, perchè preventivamente debbono esser individuati: dalla Legge in modo generale ed astratto oppure, di volta in volta con apposita autorizzazione per casi particolarissimi (si pensi alla collocazione atipica di un’urna presso un domicilio privato oppure un tempietto appositamente edificato fuori del perimetro cimiteriale presso la sede di un morale).

In Italia per consentire l’entrata nel territorio nazionale di un feretro, di un’urna, una cassetta ossario provenienti dall'Estero non viene richiesta la conferma al gestore del cimitero competente circa il loro legittimo accoglimento per la sepoltura, solamente quando il de cuius, in vita, avesse avuto residenza nel Comune di sepoltura (o di sistemazione delle ceneri) oppure avesse vantato il diritto ad essere sepolto in una tomba (sepoltura privata) in un qualunque cimitero italiano.

Detta autorizzazione è, invece, necessaria in ogni altra situazione.


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